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February 06 Ted bundy - soltanto per me stesso Voglio scrivere le storie di chi vive in una gabbia chi come sentimento più puro prova rabbia rabbia per quei collari, rabbia per voi umani oggi riempio rimari per fabbricarmi un domani c'è un ragazzo lui crede che il mondo è nelle sue mani provincia sogna coi libri e non rinuncia ai suoi ideali pensa e viaggia ha una rima, cammina per i viali ma lo zaino sulle sue spalle larghe lui maledice il mondo come una bestia feroce poi scrive ciò che pensa i giorni che non ha più voce zero croce sopra il petto, rispetta tutti i suoi frà deve spezzare le catene di un'infame società verserà lacrime e sangue di fronte all'umanità perchè un uomo che non sente dolore è un uomo a metà lui pensa alla sua battaglia: scappare da una galera ammazza l'ultima paglia e si rimette alla tastiera Questa cosa per me non è più un gioco il mio nome sarà inciso col fuoco devi sentire, devo rompere col resto e avere indietro il tempo perso riuscire a soffrire, soltanto per me stesso C'è chi vive aspettando soltanto la propria fine chi è allerta e aspetta un pretesto per reagire chi scrive, non ride, chi uccide e c'è gente che sa star calma e si condanna a soffrire io ho vissuto da comparsa, a scuola sedevo in fondo e quasi mi abituavo ad arrivare sempre secondo io ho perso troppi anni è stata così per molto ora voglio, voglio quello chi mi hanno tolto per chi viene dai quartieri e ha drammi veri e non sfoga i suoi pensieri, per chi odia i carabinieri per chi sa che è dura ma lotta insomma è per questi che io parlo e con il rap cerco una svolta qui chi è diverso è perso, non importa la mia è la storia di un uomo in rivolta scrivo a mente sconvolta, sulle strade dell'eccesso perchè io voglio il mondo, e lo voglio adesso Questa cosa per me non è più un gioco il mio nome sarà inciso col fuoco devi sentire, devo rompere col resto e avere indietro il tempo perso riuscire a soffrire, soltanto per me stesso February 05 I Vecchi - kiave io sono il reverbero dei vostri sacrifici di quando giù a cusè non c’erano edifici di quando la terra dava pane acqua e cibo mentre la guerra dava fame rabbia e schifo entrambi partiti ma per lo stesso partito uno di voi rapito otto anni ostaggi del nemico ma tornato col sorriso dalla donna che amava di quando l’amore bruciava ed era lava che legava di quando il vostro dio stava in chiesa con le persone e non comunicava qua giù con la tv che poi di televisione ce n’era una ogni sei famiglie e si teneva un mese a testa a rotazione io sono la fusione di due talenti diversi uno dedito alla musica l’altro ai versi e sento ancora la tua voce che mi dice tieni duro quando vedo una svastica su di un muro sono uno zero un tipo senza terra ma nemmeno forestiero pordo addosso le iniziali du cui devo il carattere la mia faccia e la condanna di essere un bastardo che non parla sorride e beve vino fuma le sigarette da un casino smette solamente il giorno del destino e l’umile non spezza si piega e si destreggia per regalarsi le vittoire e le soddisfazioni che lo appoggian [rit.] con quetsta voglio, ricordarli tutti quanti con orgoglio con questa voglio, salutarli tutti come in un sogno con questa voglio, dirgli quanto mancano e quanto mi abbiano aiutato contro il mio diavolo (x2) io non so leggere negli occhi ma certe cose le capisco perchè l'ottica di acquisto dei pensieri punta ai fatti e la mia semplicità, di non reagire vuole mettere in luce la debolezza dei miei anni cosciente del divario generazionale che non mi avvicina vorrei parlare di più cosciente che il diario del mio amore non si spia domani quattro schiaffi ai miei tabù quand'ero piccolo le cose sembrano chiare quando sei grande ti scordi come facevi a sognare ho visto mio nonno da solo pregare piangere perchè sorride mentre dentro va tutto male, che manco tutto l'amore può fare che manco io da casa// è una colpa da valutare piange dentro, le lacrime a ad un figlio non si mostrano e crolla in un momento, io l'ho visto crollare e vivo largo come i giorni in cui crescevo largo come i confini del cielo o i contorni di un pensiero io sono le mie radici ovvero il mio presente è frutto di quello che ero ma mentre ero non me ne accorgevo e mio padre è l'immagine di suo padre con tutti i suoi difetti ed io sono tale e quale e anche se ho scelto di sfogarmi a tempo sulle ottave in ogni via da camminare, ognuno cade e so che ciò che devo diventare in parte lo devo a ogni mio legame familiare a chi mi ha insegnato dove iniziare, e come calibrare e dove ripartire quando qualcosa va male e penso al giorno in cui forse non sarò più e sembra così lontano che tutto è più surreale in mia sorella rivedo tutta la forza di mia nonna e di mia madre è il passato che ho tenuto imprigionato che sta per evadere [rit.] passi brevi lenti con un appoggio o senza nei finachi stanchi ogni dolenza spesse lenti su occhi spenti, densi d'immagini di un secolo pieno di violenza segnato dalla morte dell'uomo e l'invasione della scienza assenti nei discorsi dei parenti sorrisi apparenti che celan la tristezza degli stenti intensa esistenza di momenti commoventi ora spalle curve schiacciate da peso dell'esperienza è lei che parla è che gli dà la forza di volontà l'unica forse che non gli manca tra una storia e l'altra cogli nella loro voce un certo non so che che ti rinfranca tanta sofferenza coniugale raccontan della semplicità come l'aspetto più speciale nell'ora funesta la loro anima sale ma nella testa di chi resta il bene che hanno fatto rimane |
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